Ci domandiamo spesso che ruolo ha la tv di oggi nell’educazione dei bambini, ragazzi e adolescenti che decidono di mettersi davanti lo schermo per seguire una trasmissione. Da questo interrogativo nascono sempre grandi polemiche e molte discussioni riguardo i messaggi e le immagini che il tubo catodico emette. Di sicuro quella contemporanea non è più la tv dei primi anni ’60, in cui la Rai permetteva agli italiani di uscire dallo stato di analfabetismo, attraverso il professor Alberto Manzi con ‘Non è mai troppo tardi’, ma del resto i tempi sono cambiati e fortunatamente la società ha fatto grandi passi avanti Ma siamo sicuri che il percorso fatto in questi 60 anni sia stato corretto?
I contenuti che vengono prodotti oggi sono sempre analizzati minuto per minuto con massima attenzione dal pubblico, sempre più ampio, in particolare quello dei social il quale non si fa scappare nessuna sfumatura. E proprio grazie all’esercito del web che si sono dovuti prendere spesso provvedimenti, che a volte sono stati davvero gravosi per intere strutture autoriali. Nell’occhio del ciclone di queste ‘rimostranze’ ci sono soprattutto i reality-show. Proviamo a prendere un caso come esempio emblematico di questa situazione.
Era il 2017, quando nella casa del ‘Grande Fratello 16’ un grave episodio di bullismo sconvolge e divide l’opinione pubblica; l’allora concorrente Aida Nizar provoca il gruppo e scatena una forte reazione (a tratti violenta) da parte di Baye Dame, altro protagonista di quella edizione, il quale, arrivando quasi alle mani, insulta la donna coadiuvato dai suoi compagni con seguente ‘effetto branco’. La scena è importante e le immagini rimbalzano sui giornali e su tutti i canali. Gli sponsor seguono l’onda dell’indignazione pubblica e abbandonano la trasmissione. E’ la prima volta che accade una cosa del genere e le critiche sommergono il programma, che comunque squalifica il concorrente e prosegue fino alla finale. Altri casi simili, seppur meno gravi, si sono susseguiti in questi anni, mostrando ancora una volta la forza del web.

A vegliare, anzi, a sorvegliare quotidianamente sulla nostra tv, c’è anche il Moige, ossia il ‘Movimento Italiano Genitori’. Il gruppo, che conta più di 80’000 persone, ha spesso denunciato trasmissioni per essere diseducative, ma la sensazione è che vengano presi di mira solo determinati programmi e conduttori, tanto che esso è risultato del tutto assente per quel che riguarda i fatti mandati in onda martedì scorso durante la prima puntata del docu-reality ‘Il Collegio 4’.
Premettiamo che questo non è un attacco frontale a questo prodotto, il quale risulta essere una delle poche rivelazioni di questa prima parte di stagione televisiva, ma è oltremodo doveroso sottolineare l’onda di odio che le dinamiche interne al programma hanno provocato. Parliamo del caso di Maggy Gioia, giovane 14enne che nel gruppo di personalità fumantine che compongono la classe 1982, spicca per serietà ed educazione. Tutto sotto controllo fin qui, se non fosse che la protagonista si è trovata costretta chiudere il suo account Instagram a causa degli insulti molto feroci che il suo (sano) comportamento ha provocato. Un vero paradosso!
Il tutto va condito con la scelta da parte di un marchio di assorbenti, sponsor del programma, di arruolare come testimonial della pubblicità mandata in onda nel corso della stessa puntata, due delle personalità più controversie della scorsa annata; Marilù e Cora Fazzini sono due ragazze che si sono fatte conoscere per la loro intolleranza alle regole e per comportamenti assai border-line. In pratica da esempio negativo, sono state “promosse” affidando loro l’opportunità di lavorare. Pare come se per fare strada nel ‘mondo dei grandi’ sia necessario avere questo atteggiamento. Chi sbaglia, vince e guadagna.

A supporto di questa tesi, come non citare il risultato del famoso ‘Pratiful’. Le tre protagoniste, Eliana Michelazzo, Pamela Perricciolo e Pamela Prati, da carnefici, con tanto di reati pendenti sopra le loro teste, cavalcano la scia e si possono permettere di fare serate in discoteca, fare ospitate televisive e creare contenuti multimediali.
Il limite tra lecito illecito è dunque sparito, e questo provoca una libertà massima di espressione, che fa sfociare il tutto al limite con l’illegalità. E’ ora quindi di mettere dei paletti prima che sia troppo tardi… se non fosse che forse è già troppo tardi.
