Si è conclusa quando ormai erano ampiamente passate le 2:00 di notte, la ‘70esima edizione del Festival di Sanremo’, la kermesse canora che si è confermata ancora una volta come un’importante istituzione del nostro paese, nonché l’evento televisivo più rilevante dell’intero palinsesto televisivo di tutto l’anno.
Abbiamo già espresso un parere sulle prime battute di questo Festival ma abbiamo deciso, così a bocce ferme, di dare dei voti a quelli che si sono rivelati i protagonisti della manifestazione in questa edizione sicuramente memorabile. Ecco dunque le pagelle di TV-Box.
PROMOSSI
10 agli ascolti di questa 70esima edizione del Festival. Le aspettative erano tantissime già prima del debutto ma chi si sarebbe aspettato un boom così importante? La media finale delle cinque serate si assesta su valori epici per la tv vasta e variegata di oggi; 10.113.600 spettatori e uno share pari al 54,78% permettono a questa edizione di essere la più vista del ventennio. Bisogna infanti tornare al 1999 per trovare cifre simili. Il picco della finale è impressionante (82,24%) pur essendo notte fonda (02:29); questo significa che quasi tutti i televisori accesi quella notte erano collegati su Rai1 ad aspettare la proclamazione del vincitore permettendo a questo dato di essere paragonato solo a quello di una finale dei mondiali con in gara l’Italia. L’escamotage di tardare la chiusura per alzare lo share in questo caso è stato inutile visto che i telespettatori sono rimasti connessi con fedeltà, radunando davanti la tv tutta la famiglia, giovanissimi compresi. Il mix tra artisti di varie età e generi musicali, permettono alla Rai di godersi un successo inaspettato che difficilmente verrà bissato.
9 al gioco di squadra fra Amadeus e Fiorello. Se Tiziano Ferro si è concesso solo nel corso delle sue esibizioni, disertando le conferenze stampa e i momenti comuni sul palco dei protagonisti, Fiorello ha dimostrato tutte le sue capacità di spalla (soprattutto comica) del conduttore; è lui che è riuscito a stare quel passo indietro indispensabile a non eclissare il vero protagonista di quest’anno, Amadeus. Dobbiamo dirlo, per lui l’impresa è stata sicuramente non facile visto le sue ottime capacita di mattatore unico dimostrata nei tanti one man show, eppure ce l’ha fatta. I suoi interventi sono stati mixati nel modo giusto e a vincere la vera sfida è stata l’amicizia tra i due che ne esce fortificata ed esaltata al massimo. C’è già chi parla di Ama-Fiore Bis per il prossimo anno, ma siamo sicuri che ripetere l’intesa messa in campo in questi giorni sia la mossa strategica corretta?

8 all’istrionismo tornato sul palco grazie ad Achille Lauro. Sono stati anni duri per tutti gli amanti delle esibizioni spettacolari al Festival, ma finalmente qualcuno ha osato nel portare qualcosa di insolito, fuori dalle regole sul palco dell’Ariston. A prescindere dal genere di look che può essere giudicato esteticamente bello o meno, quello che Achille ha esposto durante la settimana più amata dagli italiani, non è solo una serie di abiti insoliti e appariscenti, ma anche un bel racconto collegato alla scelta stilistica del cantante e che ben si lega al racconto del brano già hit delle classifiche. Si sa, un palco così importante fa da incredibile cassa di risonanza per qualsiasi cosa gli passi sopra, quindi tutto è giudicabile, ma se il chiacchiericcio gossipparo si tramuta in insulto gratuito, tutto diventa triste. Il messaggio criptico di ‘Me ne frego’ non è solo un ritornello, ma un inno contro ogni pregiudizio.

9 alla scelta di alcuni protagonisti di devolvere in beneficenza il cachet percepito per il ‘Festival di Sanremo 2020’. A prendere questa decisione sono stati molti dei personaggi che hanno preso parte come ospiti quest’anno alla manifestazione. Primo fra tutti Tiziano Ferro, il quale donerà l’intero importo, ossia 250’000 euro ad alcune associazioni che operano in vari campi quindi Lilt (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori), Centro Donna Lilith (che offre accoglienza, assistenza e supporto alle donne e ai minori vittime di violenza e maltrattamenti), Associazione Valentina Onlus (che su base volontaria offre assistenza ai malati oncologici) e Associazione Chance For Dogs (organizzazione no-profit che si prende cura dei cani randagi e abbandonati e della loro adozione). Rula Jebreal elargirà parte dei 25’000 euro percepiti a Nadia Murad, l’attivista irachena yazida che è stata rapita e stuprata dall’Isis. Infine tra coloro che hanno comunicato la notizia, compare anche io nome di Georgina Rodríguez, che ha deciso di donare il proprio compenso di 140’000 euro all’Ospedale pediatrico Regina Margherita di Torino.
BOCCIATI
3 alle intenzioni, non rispettate, di rendere questo il ‘Festival delle donne’. Sia chiaro; come già ampiamente descritto nella recensione precedente*, in questa edizione sono stati numerosi i richiami al tema molto attuale della violenza sulle donne. Dalla canzone di Gessica Notaro e Antonio Maggio, per passare alla presentazione del concerto del prossimo 19 settembre dedicato a questo tema con la presenza di tutte le signore della musica, fino ad arrivare all’urlo di protesta di Piero Pelù durante la sua esibizione. L’argomento, diventato centrale ha lasciato il passo poi alla rappresentazione portata sul palco dalle donne scelte da Amadeus come compagne di viaggio. Al netto del monologo di Rula Jebreal, il quale ha reso al massimo il tema trattato, socialmente parlando, le altre occasioni avute da tutte le presenze femminili chiamate a rapporto dal conduttore, sono risultate pochissime volte discutibili e spesso inutili. Il ritmo della gara e degli ospiti hanno dunque esplicato il vero ruolo di queste donzelle sul palco. Da soggetti da porre al centro della scena sono diventate dei vani tappabuchi. E se la loro presenza viene elencata tra le giustificazioni riguardo la polemica del ‘passo indietro’ questo diventa ancora più imbarazzante.
4 alla calma (apparente) di due personaggi ‘bonaccioni’ come Tiziano Ferro e Fiorello. Passata inosservata al pubblico che segue il festival solo in tv, la scaramuccia dal sapore di guerriglia tra in due artisti non è sfuggita ai giornalisti della sala stampa e agli internauti. Fraintendimenti? Mala divisione degli spazi? Necessità di apparire? Non si sa con certezza quale sia il vero motivo dell’agitazione che ha portato il cantante a fare una battuta poco felice che ha evidentemente rotto il bel clima che era stato creato, tanto da far sbottare il giorno dopo un classico burlone (di facciata?) come il comico siciliano. Tutto rientra nei ranghi durante la semifinale quando i due cantano insieme e si baciano simpaticamente sulla bocca. Ad innervosirsi a quel punto sono i giornalisti che vedono svanire moltissime righe di scrittura per i propri articoli riguardo il dissidio che si sa, crea non poca curiosità nel telespettatore medio. In pratica una lite che non ti aspetti da due personaggi che sono televisivamente e apparentemente morbidi ed accomodanti, ma che sotto la pressione di un palco così pesante, scoppiano e fanno danni. La prossima volta, maneggiare con cura.
2 all’orario di chiusura delle serate. Una maratona tv che paragonata ai tempi scanditi della maratona Mentana durante le elezioni, sfigura senza ombra di dubbio. Se gli scorsi anni eravamo stati abituati a vedere il termine delle varie serate in orari pazzi, quest’anno in quel di Sanremo hanno decisamente esagerato. Abituati alle normali prime serate che terminano all’improbabile orario dell’1:30 quello del Festival è stato ancora una volta uno schiaffo alla pazienza e al rispetto del telespettatore. Già aumentare il numero di concorrenti in gara aveva fatto storcere il naso a molti ma a far traboccare il vaso è stata la lunga lista di ospiti chiamati sul palco, spesso senza aggiungere niente alla forma della serata; basti pensare che l’ospite internazionale attualmente al centro delle classifiche mondiali, Dua Lipa è stata liquidata in meno di 5 minuti. Una scaletta XXL che è arrivata al paradosso durante la serata finale, quando la gara era terminata già all’1:20 con chiusura del televoto, per permettere ai giornalisti di poter realizzare le prime pagine dei quotidiani del giorno seguente, ma la proclamazione è stata solo un’ora dopo, autorizzando il conduttore a farcire il tutto con una serie di ospiti che sembravano lì per caso. A pagarne le conseguenze sono stati anche i concorrenti che si sono trovati a cantare in orari improponibili e con un bacino di pubblico più che dimezzato. La necessita di un Festival asciutto con la gara al centro è sempre maggiore, ma ogni anno la storia si ripete.
4 al metodo di voto della manifestazione. Anche in questo caso, ogni anno sempre la stessa storia e ogni anno va sempre peggio. La suddivisione delle votazioni nella gara della kermesse sono sempre state messe in discussione e quindi vogliamo porre l’accento su alcuni punti importanti. Partiamo dalle dichiarazioni; è stato detto che quest’anno il pubblico avrebbe avuto un peso maggiore nella decisione del vincitore, ma allo stato dei fatti il televoto è valso il 34% del totale solo quando i finalisti erano già diventati tre. Nell’ultima serata il tanto esaltato televoto andava a far media con i voti di giuria demoscopica, orchestra e sala stampa che aveva già espresso il proprio volere nei giorni precedenti, perdendo così ampiamente il suo valore complessivo che è stato dunque di solo 8,5% del totale; una presa in giro bella e buona per un telespettatore che pur volendo sostenere il suo idolo posizionato negli ultimi 5 posti della classifica provvisoria, non potrà mai riuscire nell’intento di farlo rientrare nella terzina finale. Una sorta di trappola fatta ai danni del pubblico ignaro di ciò, e che alla fine si è dovuto arrendere al volere di una sala stampa che di fatto ha proclamato da sola il nome del vincitore. Nella corsa a tre Diodato era ultimo nelle preferenze del televoto, secondo in quelle della giuria demoscopica e primo per i giornalisti che dunque hanno dato la spinta al giovane pugliese di imporsi ai danni dei beniamini del pubblico. Scegliere una ripartizione che sia davvero equivalente per le varie giurie sarebbe l’unica soluzione, se non addirittura abolire almeno una di queste (come la sala stampa) e inserirne delle nuove (come una giuria internazionale stile Eurovision).

