E’ partita martedì 23 aprile 2019 e dunque abbiamo deciso di aspettare almeno una seconda puntata per poter esprimere un parere più o meno approfondito riguardo la sesta edizione di ‘The Voice of Italy’ talent show nato e mantenuto da Rai2 e che dopo un lungo tira e molla è tornato nel palinsesto della seconda rete della tv di Stato con il difficile tentativo di portare aria nuova ad un format che nell’ultima stagione non ha per niente brillato, anzi, ha subito e vero e proprio stop. Oltre ad una giuria del tutto modificata a far parlare di se è stato il ritorno in casa Rai di uno dei volti più amati ma anche discussi del panorama televisivo italiano, ossia Simona Ventura.
Prima di addentrarci nell’analisi dei meccanismi interni, preferiamo fare una panoramica generale sullo stato della trasmissione. La prima edizione di ‘The Voice of Italy’ va in onda nella primavera del 2013 con una serie di tredici serate che vengono accolte volentieri dal pubblico da casa che riesce ad apprezzare la novità. E’ l’epoca di Raffaella Carrà e Riccardo Cocciante tra i coach e sono i tempi della vittoria dell’albanese Elhaida Dani, poi rappresentante proprio dell’Albania all’Eurovision 2015. Il pubblico accorre numeroso tanto che la media finale della stagione è pari a 3.304.000 spettatori e il 13,74% di share. I primi deboli segni di cedimento si palesano già nella seconda edizione vinta dall’attuale concorrente di ‘Ballando con le stelle’ Suor Cristina che diventa il simbolo del programma, il quale viene ricordato anche nelle stagioni a seguire proprio dalle esibizioni della suora rock. I cambi di conduzione ma soprattutto il via vai in giuria non giovano alle sorti di questo prodotto che, in una discesa continua, nel 2018 tocca il punto più basso mai raggiunto; la media della quinta edizione è di 2.103.000 spettatori e lo share non riesce a raggiungere nemmeno il 10%.
E’ stato sicuramente questo uno dei motivi per il quale si era pensato di mettere il programma in cantina e non proseguire con una nuova produzione; così fino all’arrivo del nuovo direttore di Rai2, il quale si è mostrato sicuro nel voler tentare di resuscitare, qualora possibile, un format che non ha mai brillato eccessivamente. I dati parlano chiaro; se all’estero il programma ha ottenuto riscontri eccezionali (vedi Australia, Regno Unito, o anche Stati Uniti dove la media della quinta edizione ha raggiunto ascolti monster toccando anche i 15 milioni di telespettatori), in Italia il grande boom non c’è mai stato e i motivi di questa debacle possono essere rintracciati in vari fattori come ad esempio la rete di collocazione ma soprattutto sulla scelta di nomi non particolarmente rilevanti se confrontati con le grandi star chiamate nelle edizioni straniere. La sicurezza del direttore di rete era da attribuire ad una forte carta da mettere sul tavolo da gioco; Carlo Freccero ripesca da casa Mediaset Simona Ventura, e decide di puntare molto su di lei.
Il ruolo affidatogli è quello della conduttrice, il che lascia ancora oggi, dopo due puntate di messa in onda, parecchio sbigottiti. Fabio Troiano, Federico Russo e Costantino della Gherardesca; l’albo dei presentatori e le loro gesta in questa produzione parlano chiaro fin da subito. I conduttori non sono mai stati al centro delle dinamiche del gioco, anzi… Simona ha accettato un ruolo che poco si coniuga con il suo modus operandi. Colei che, in questo genere di trasmissioni, si è trovata ad essere elemento giudicante e fondamentale per il meccanismo di gioco, questa volta si ritrova costretta a fare più di un passo indietro lasciando spazio a coloro che manovrano le sorti della competizione. Non bastano un ingresso trionfale, una maggior incisività nei commenti a bordo campo e qualche piccolo sotterfugio stilistico, a far si che la Ventura dimostri tutte le sue capacità di gestione di una trasmissione. Il bello della diretta è quella cosa che la fa essere una delle pochissime in Italia, insieme alla d’Urso, a saper gestire meccanismi consoni a programmi di intrattenimento. La vera anima ‘venturiana’ non viene fuori e questo è un gran peccato. Non ci resta che sperare che i ‘progetti futuri’ di cui si è parlato molto nelle scorse settimane, siano degni del cavallo di razza che è.

Passiamo ora ai coach. L’unica che a nostro avviso brilla è senza dubbio Elettra Lamborghini. La giovane ereditiera dimostra di dare quel fresco brio e quell’ impronta di trash che ben corrispondono alle sorti del programma; la ragazza si alza, interagisce, usa più di tutti un linguaggio social che male non fa e inoltre si tiene fuori dai soliti teatrini tra giudici riguardo la scelta dei concorrenti, che ormai sono logori e rendono il tutto recitato e fittizio. Elettra tenta di distaccarsi da quel genere che l’ha resa un personaggio troppo carico e a volte perfino violento, di responsabilità dei reality; si sporca le mani al 100% e ne emerge da vera rivelazione.
Morgan è un veterano in questo ruolo e usa tutta la sua esperienza passata, musicalmente e televisivamente, per dare quel tocco di eccentricità che solo lui sa dare. C’è un pero; il cavallo pazzo che eravamo abituati a vedere si è trasformato in un elemento di seconda fila utilizzato spesso per far emergere la personalità degli altri coach. Che il personaggio sia stato fagocitato dalle dinamiche relative alla sua vita privata? Chissà.
Se Gue Pequeno in queste prime due puntate sembra quasi essere assente nonostante il suo ruolo sia identico a quello di tutti gli altri, è Gigi D’Alessio a portare la dose di nazional-popolarità che ogni talent ammette. Anche lui come Morgan, ha un bagaglio artistico molto importante e sa bene come utilizzare il mezzo di comunicazione in questione; il suo ruolo diventa quello dello zio che tenta di fare battute ma non riesce nell’intento e questo gli permette di trovare una sua posizione divertente in una sorta di controsenso delle parti.
Le varie personalità messe in campo sono, nonostante tutto, molto eterogenee e permettono il ritaglio di molte fasce di pubblico, attraendo a se una maggiore mole di telespettatori. Nonostante la propaganda impressionante fatta da Simona in quasi tutti i programmi del day-time della Rai, la prima puntata ha collezionato 2.434.000 spettatori e uno share pari 11,15%, evidenziando ancora una volta la non straordinarietà che il format assume nel belpaese. La seconda emissione ha peraltro confermato tali dati ma il percorso è ancora lungo; la fase delle blind-audition è da sempre quella che riscuote il maggior interesse raccogliendo più pubblico delle altre puntate sia in Italia e all’estero, dunque non ci sarebbe da stupirsi per eventuali exploit sia in positivo che in negativo. Non ci resta che attendere.

Il format, infine, non ci risulta stravolto, anzi, è uguale a se stesso; le pochissime novità introdotte non fanno altro che evidenziare che a conti fatti il meccanismo si ripete senza sussulti e di conseguenza il tentativo di rianimazione fallisce. Ad aprire uno spiraglio ci pensano i talenti che sembrano essere più preparati delle scorse edizioni e con doti ragguardevoli. Mentre ‘Amici’ e ‘X-Factor’ proseguono la corsa nello sfornare nuovi cantanti da proporre al mercato della musica, ‘The Voice of Italy’ tenta di alzare l’asticella provando a togliersi di dosso l’appellativo di ‘anticamera dei talent’ o ‘il talent della suora’. Ce la farà?
