BOX STORY: IL DRAMMA DI VERMICINO. VIENE CONIATO IL TERMINE ‘TV DEL DOLORE’

Secondo appuntamento con ‘BOX STORY’ la nostra rubrica nata con il compito di ripercorrere e ricordare alcuni fatti del passato mandati in onda in televisione che sono scalfiti nelle menti degli italiani. Se la settimana scorsa ci siamo occupati di un fatto di cronaca che comunque poteva essere categorizzato nella gruppo di ‘eventi simpatici’, questa settimana andiamo a riprendere uno degli episodi più tristi della storia del nostro paese ossia il primo caso di cronaca nera seguito con morbosità dagli spettatori da casa: il dramma di Vermicino.

Abbiamo deciso di non entrare nelle dinamiche interne alla vicenda attraverso una vera e propria cronistoria, bensì, come questa rubrica vuole, parleremo dell’evento solo sotto il punto di vista mediatico

IL DRAMMA DI VERMICINO: LA PIU’ LUNGA DIRETTA DELLA STORIA DELLA TV ITALIANA

“Era diventato un reality show terrificante”

Sono queste le parole con cui riassume la vicenda Piero Badaloni, giornalista, scrittore e politico italiano che in quegli anni si è occupato dell’accaduto. Ma andiamo con ordine. Era il 10 giugno 1981 e a Vermicino, un paese a ridosso della capitale, un bambino di nome Alfredo Rampi detto Alfredino, cade in un pozzo artesiano in via Sant’Ireneo nella campagna vicino Frascati. Dal momento in cui sono stati chiamati i soccorsi inizia una lunga sequenza di ore durante le quali la notizia passa attraverso le radio ed i TG nazionali in modo tale da raggiungere in pochissimo tempo il pubblico italiano che comincia a seguire la questione con molta attenzione.

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Il piccolo Alfredo Rampi

La prima agenzia viene battuta alle 02:02 dell’11 giugno 1981 e così come per qualsiasi notizia, i giornalisti sono pronti a raccogliere le prime informazioni. Nessuno poteva aspettarsi quello che da li a poco stava per accadere. Un pulmino della Rai si dirige nel posto dell’accaduto con la certezza che da li a poco il brutto fatto si sarebbe risolto per il meglio. Il servizio sulla vicenda infatti era fissato nel comparto ‘cronaca’ dei TG delle 13, ma una telefonata dei Vigili del Fuoco che annunciava una felice svolta ha fatto decidere ai direttori dei telegiornali della prima e della seconda rete nazionale di seguire il salvataggio in diretta. Le ore passano ma gli sviluppi promessi non avvengono. Il pubblico comincia ad accorrere in massa per guardare quello che era diventato a tutti gli effetti un evento mediatico. Cartina al tornasole del grande interesse dei telespettatori furono le migliaia di telefonate arrivate al centralino della Rai che chiedevano approfondimenti sul caso di Vermicino a discapito di una tribuna politica che venne trasmessa, sull’attuale Rai1, venerdì 12 giugno.

All’epoca dei fatti la tv di Stato non era ancora dotata di mezzi che potessero trasmettere in diretta per molto tempo; ai tempi, le trasmissioni su eventi di cronaca erano mandate in onda in sintesi e in differita anche per evitare la visione di scene cruente. Fu questo il primo caso in cui lo staff e i giornalisti fecero del tutto per trasmettere in diretta l’evento in una sequenza no stop che paralizza l’Italia davanti agli schermi: dalle 14.00 alle 20.00 di quel giorno viene registrata una media di 12 milioni di telespettatori, con un picco alle 19.45, di 21,7 milioni. I numeri più sbalorditivi arrivarono in serata quando dalle 20.00 alle 24.00 viene registrato un ascolto medio di 28 milioni di telespettatori, con una punta alle 20.45 di 28,6 milioni. Numeri davvero pazzeschi anche se si considera che in quegli anni non c’erano tutti i canali disponibili oggi.

Sono le 7:20 del giorno seguente, quando il conduttore Massimo Valentini, stanco e amareggiato, chiude la più lunga diretta della storia della tv italiana:

“Avevamo cominciato con ben altra speranza e mai credevamo di dover concludere così.”

A nulla sono servite le ore di lavori con macchinari arrivati da tutto il paese; Alfredino muore. A 38 anni dai fatti molte sono le domande che continuano a tormentare i protagonisti del fatto, come ad esempio chiedersi se era giusto o non era giusto trasmettere quella terribile agonia dal pozzo della morte. A distanza di molto tempo dalla nascita di quel termine ‘tv del dolore’, abbiamo assistito a moltissimi fatti di cronaca trattati dalla tv in maniera indegna; a nulla servirebbe stare ad elencarli, ma possiamo affermare che il limite è stato oltrepassato più volte.

Clicca qui per vedere un breve filmato sulla vicenda.

 

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