SANREMO 2019: QUANDO IL TROPPO RITMO RALLENTA UNO SHOW

Ritmo è la parola chiave della prima puntata della 69° edizione del ‘Festival di Sanremo’ che apre le braccia al pubblico, con musiche molto intense e sonorità vispe. Insolito trovare queste caratteristiche ad inaugurare una serata come quella appena vissuta, tanto che ci sembra di trovarci nell’arena della finale di una talent-show come ‘X-Factor’ con tanto di ballerini e luci psichedeliche. Peccato che tutto questo ritmo iniziale dovuto anche alla velocità delle esibizioni vista la quantità di canzoni in gara, risulta stucchevole e a tratti soporifero e noioso.

Sarà colpa dell’emozione della premiere ma il trio Baglioni-Bisio-Raffaele convince ma non sorprende; sembra (per ora) la brutta copia del gruppo dello scorso anno. Ma c’è ancora tempo per ingranare. Il padrone di casa è lo stesso; lo si vede e non lo si vede. Lascia praticamente spazio libero agli altri due. Quando parla sembra trovarsi nel bel mezzo di una messa, quando canta mostra le sue doti di grande artista ed intrattenitore. A Virginia, a tratti, soprattutto nella parte iniziale, sembra mancare il lato da imitatrice. Molte sono le situazioni in cui lei vuole lasciarsi andare nei suoi cavalli di battaglia ma poi si rende conto e torna in se. Gli outfit non spiazzano e purtroppo quelli indossati non sono da evento. Bisio fa il suo, anche quando prova ad esporsi riguardo le polemiche politiche dei giorni scorsi. Il monologo comunque farà parlare, soprattutto tra i giornalisti.

A stupire tra le prime cose, è la scenografia. Firmato da Francesca Montinaro, quello presentato con sorpresa è un impianto scenico colossale; mai il palco del teatro Ariston è stato così grande. Il merito non è di lavori svolti durante l’anno, ma piuttosto di uno spostamento dei classici spazi che da sempre hanno contraddistinto lo spettacolo. Ad ampliare l’effetto di allargamento è l’inedita postazione dell’orchestra, posta questa volta alle spalle dei cantanti in una sorta di buca scavata nel corpo del palco. Al centro della scena un’enorme onda armonica dai colori mutevoli, che ben si sposa con il logo e con tutto il sistema pubblicitario dello show di questa edizione. Eccezionale il lavoro delle luci gestite dal direttore alla fotografia Mario Catapano. La scala non è imponente come quella dello scorso anno e tantomeno lo è la sua apparizione in scena; comunque entra e esce dal trampolino centrale con tecnologie nuove e rimane il must della manifestazione.

Sono le 21.38 quando sul palco entra Andrea Bocelli, che seduto davanti al pianoforte intona col padrone di casa la canzone che ha vinto la sezione ‘Giovani‘ del ‘Sanremo1994‘, ‘Il mare calmo della sera’. La voce del tenore è potente e si impone giustamente su quella di Baglioni. Il gradito ritorno è a super applaudito dal pubblico del teatro. A seguire la canzone ‘Foll On Me’ segna il passaggio definitivo di consegne tra Andrea e il figlio Matteo, col quale duetta e a cui dona la giacca in pelle che gli portò fortuna nel suo primo Sanremo.

Il passaggio di consegne tra Andrea e Matteo Bocelli

Simpatica la gag proposta da Pierfrancesco Favino e da Virginia Raffaele che hanno interpretato Freddy Mercury e Mary Poppins, con un medley dei successi dei due personaggi vincitori dei botteghini dell’ultimo anno in una sfida che finisce con l’unione tra i due mondi. Toccante è stato invece  l’omaggio a Fabrizio Frizzi durante il quale tutti si alzano in piedi. Un medley è toccato a Giorgia che omaggia la sua carriera cantando ‘Le tasche piene di sassi’, ‘Una storia importante’ e la canzone di Whitney Houston ‘I will always love you’. A seguire canta ‘Come saprei’ accompagnata da Baglioni al pianoforte. Risultato ineccepibile. Claudio Santamaria aiuta i tre protagonisti a ricordare il Quartetto Cetra. ‘Baciami piccina’, ‘Nella vecchia fattoria’, ‘Donna’ e ‘Baciami piccina’ sono le canzoni scelte per il memoriale.

L’omaggio a Fabrizio Frizzi

Le Pagelle

Per quanto riguardo la gara vera e propria, fulcro di tutta la serata, sono state le 24 canzoni in lizza per la vittoria. Qui in seguito, per ognuna di esse, sono stati esposte le particolarità tra le caratteristiche dell’esibizione, quindi musica, parole e coreografia. Disposti nella nostra lista, in esclusivo ordine alfabetico (a differenza dell’ordine di uscita della serata, che tante polemiche ha creato) ecco tutti i commenti artista per artista. I nomi in evidenza sono quelli che, secondo questo blog, avranno meno difficoltà ad imporsi nello scenario della musica attuale, e perché no, anche che avranno più possibilità di vittoria:

  • Achille Lauro: E’ l’esempio più evidente di una musica che vira nei generi più moderni ed innovativi. I più agèe avranno cambiato canale, i fan apprezzano. Il ritmo c’è ma non basta.
  • Anna Tatangelo: Il brano ha bisogno di un altro ascolto. Sembra la solita ballata ma per il momento il giudizio è bloccato. 
  • Arisa: Per il blog è la canzone giusta per Sanremo. C’è tutto il necessario, soprattutto una voce che difficilmente esce fuori dai binari. Luci wow. Alti e bassi elevano il brano.
  • Boomdabash: Musicalità pugliesi introducono il gruppo che senza strafare con musiche eccessive, si impongono con un brano che ha già il sapore di hit estiva. Promossi!
  • Daniele Silvestri: Il tema sociale si impone dalle prime parole della canzone. Il romano parte seduto da un banco di scuola, poi si alza, quando richiama la voce del rapper Rancore che lo accompagna. Di difficile immediata comprensione potrebbe colpire gli amanti del genere recitato. Sullo schermo al termine compare una parte del testo.
  • Einar: L’ex talent non lascia il segno. E’ probabilmente il brano più anonimo del Festival. Badate Bene. Questo non è sinonimo di ultimo posto in classifica.
  • Enrico Nigiotti: Sorprende con una canzone-dedica. Potrebbe essere la rivelazione e raggiungere facilmente le prime dieci posizioni.
  • Ex-Otago: Erano i più sconosciuti di questa edizione ma in tre minuti hanno avuto il modo di farsi conoscere al grande pubblico. La canzone non è però una di quelle che si ricorda facilmente.
  • Federica Carta e Shade: Linguaggio giovanile per il duo di cantanti che ripercorrono le note del loro precedente successo radiofonico. Sicuramente entrerà in testa facilmente, ma sarà complicato vederli in testa alla classifica.
  • Francesco Renga: A lui il compito di aprire la serata. L’impressione è di ascoltare una canzone già sentita e già cantata dallo stesso artista friulano, il che può essere un bene o un male. Le radio apprezzeranno.
  • Ghemon: Look che colpisce con una ‘vestaglia’ lunga bianca. La musica è ben fatta ma non è una canzone da corsa per la leadership.
  • Il Volo: Il trio non impara dall’esperienza eurovisiva del 2015; la scenografia è ridotta praticamente a zero. La canzone tra tutte brilla e promette di contendersi la vittoria finale. Il pubblico in sala gli attribuisce una bella standing-ovation.
  • Irama: Effetti sullo schermo introducono il brano. Le parole si rincorrono e questa è la forza del cantante. L’emozione è tangibile. Un coro gospel accompagna l’esecuzione. Soddisfazione generale.
  • Loredana Berté: Prosegue il lavoro iniziato durante l’estate, tanto che le sonorità del suo brano ricalcano il suo ultimo successo ‘Maledetto LunaPark’. Loredana è ringiovanita;  belli effetti di luci e poche sbavature vocali le regalano un grande applauso della platea e della galleria.
  • Motta: Porta in alto la bandiera della categoria ‘indipendenti’, il cantante porta un brano che passerà facilmente inosservato. Degni di nota gli effetti grafici sullo schermo.
  • Mahmood: E’ la voce più particolare tra quelle in gara. Riesce ad essere simpatica anche per i più scettici. Gli applausi nel testo e l’interpretazione sono vincenti.
  • Negrita: Nessuna novità per questo gruppo che interpreta la propria canzone la quale non si discosta di molto dai vecchi successi.
  • Nek: Ritmi serrati e giochi di luci accompagnano il cantante romagnolo al suo ritorno sul palco. Sarà il continuo scambio tra piano e forte, e la ripetizione delle parole a segnare il successo di questo brano nelle radio.
  • Nino D’Angelo e Livio Cori: Un mix interessante sia di due tipologie di vocalità diverse, sia di generazioni opposte ma anche di linguaggi differenti: italiano e dialetto napoletano. Le sonorità però risultano troppo lente e questo è uno dei motivo per cui saranno fuori dalla Top10.
  • Paola Turci: E’ graffiante la sua voce, in una esibizione molto femminile contraddistinta dalle colorazioni del rosa e da una scollatura messa in evidenza. La canzone risulta gradevole.
  • Patty Pravo e Briga: Sono gli insistente problemi tecnici a segnare l’inizio della esibizione del duo che temporeggia sul palco tra le battute. Patty vince il premio come look più fantasioso: capelli stile dread e vestito rosso provocante. La canzone non risulta essere un granchè.
  • Simone Cristicchi: Una canzone quasi recitata che permette al brano di far rimanere ben impresse le parole che raccontano una storia molto commovente. Tra le sonorità lente è questa l’esibizione che emerge. I pochi stacchi delle telecamere amplificano la profondità del pezzo. Commovente.
  • Ultimo: Anche questa volta è il significato delle parole a decretare il successo del cantante. Il brano ha tutte le carte giuste per vincere e il ragazzo sa di essere tra i migliori. Un secondo ascolto aiuterà chi ha dubbi su una possibile vittoria, a schiarirsi le idee.
  • Zen Circus: Il genere del gruppo è assai di nicchia, e questo genere risulterà ai più, di difficile comprensione. Ad essere chiare invece sono le parole che dichiarano una condanna decisa. Verso la fine dell’esibizione, entrano degli sbandieratori che amplificano l’effetto ‘Eurovision’.
Classifica Generale, Giuria Demoscopica

La classifica PROVVISORIA di serata della Giuria Demoscopica, vede nella zona rossa (a rischio) Mahmood, Achille Lauro, Nino D’Angelo e Livio Cori, Einar, Ghemon, Motta, Ex-Otago e The Zen Circus.

Zona Rossa – a rischio
Zona Gialla – intemedia
Zona Blu – Primi posti

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